PSICOLOGIA ed EDUCAZIONE. TEMPI dei GENITORI e TEMPI dei BAMBINI.

I genitori hanno sempre più impegni e organizzare i tempi per fare le cose importanti è sempre più difficile. Ci sono mamme multi-tasking che mentre portano il bambino dai nonni pensano già a quello che devono fare al lavoro o che preparano il pranzo e intanto prenotano la visita dal pediatra al telefono.
Ci sono papà che escono presto al mattino, accompagnano i bambini a scuola, poi vanno al lavoro, pranzano velocemente, se hanno tempo, e tornano tardi alla sera, sfiniti. Far entrare tutto in una giornata di 24 ore richiede un’organizzazione perfetta e un’abilità da prestigiatore. Mamme e papà, super-efficienti, sono veloci, corrono, non camminano quasi mai, i loro pensieri sono sempre avanti, mentre parlano con la maestra stanno già organizzando l’incastro successivo. Agli adulti è chiesto di fare tante cose e tutte importanti. E’ la società a richiederlo, l’avanguardia, la tecnologia e mamme e papà, da bravi adulti, si adeguano ai tempi moderni senza perdere un colpo. Super-bravi.

E i bambini? Beh, i bambini sono proprio il contrario di quello che ho appena descritto. Loro non conoscono le aspettative della società, hanno bisogno dei loro tempi per fare le cose, per passare da una situazione all’altra e soprattutto per crescere. Un bambino che sta giocando non comprende perché dovrebbe interrompere il suo gioco per andare dalla nonna, per lui la priorità è sul presente non pianifica a lungo termine le sue attività ma si limita a concentrarsi sul momento. Anche la sua crescita richiede dei tempi che non possono essere forzati: i progressi (come camminare, parlare, il controllo sfinterico, etc..) avvengono quando il bambino è pronto, se anticipati sono instabili e si rischiano delle regressioni.
Come conciliare esigenze tanto diverse? Sembra impossibile ma con qualche accorgimento ci si può riuscire. Il primo passo è diventare consapevoli che i bambini non potranno mai seguire i tempi degli adulti perché per loro è innaturale, stressante e disfunzionale. Detto questo è chiaro che sono gli adulti a doversi adeguare, trovando strategie utili a fare tutto senza innervosirsi troppo. Seguendo due piccoli accorgimenti è già possibile ottenere buoni risultati.
Il primo è quello di tenere conto dei tempi del proprio bambino nell’organizzazione e programmazione della giornata. Es. Se Marco al mattino è lento per fare colazione e per vestirsi allora dovrò svegliarlo prima. Oppure, se Aurora impiega trenta minuti per fare la doccia da sola dopo la piscina posso prendere appuntamenti solo quarantacinque minuti dopo la fine del nuoto. E così via.
Il secondo è che occorre anticipare al bambino quello che accadrà così potrà farsene un’idea e accettare più facilmente l’interruzione e il cambiamento a cui sono costretti. Es. se Camilla piange e fa i capricci perché non vuole scendere dall’altalena ma è ora di andare, la volta successiva occorre ricordarsi di avvisarla in anticipo. “E’ quasi ora di andare, tra poco devi scendere e poi andiamo” Poche informazioni, chiare e perentorie.
Pensate di essere voi quelli che sono portati via a forza da una situazione che vi piace (es. mentre guardate un bel film o la partita) come vi sentireste? Davvero la prendereste bene? Non provereste anche voi a ribellarvi a tale richiesta? Credo proprio di sì.          


__________________________

                   Dott.ssa Katjuscia Manganiello | Psicologa Psicoterapeuta
 Tel. 349 6347184
Studio di Psicologia e Psicoterapia | via XI febbraio, 63 - 61121 Pesaro (PU)
e-mail katja.manga@libero.it  
                                                        Autore