COSTRUIRE LA SICUREZZA DEL TUO BAMBINO CON UNO SGUARDO ATTENTO.

Il senso di sicurezza è necessario a sentirsi bene, a proprio agio, sereni per muoversi attivi nel mondo e consapevoli nel fare scelte in autonomia. Senza il senso della sicurezza si è prigionieri e dipendenti dalle conferme altrui.
Il senso di sicurezza si sviluppa nel tempo, mattone dopo mattone, ma è nella primissima infanzia che mette le sue fondamenta attraverso le relazioni
di attaccamento. La relazione di attaccamento è quel legame speciale che si crea tra il bambino e le figure che se ne prendono cura, prima fra tutte la mamma ma anche il papà e altri famigliari, etc. E’ una relazione speciale perché chi si prende cura ha il compito di riconoscere i bisogni del bambino e trovarvi una risposta, uno di questi bisogni è il senso di sicurezza.
Dare sicurezza al bambino piccolo è possibile con una presenza attenta, lo stare insieme per esserci, non solo fisicamente ma anche con il pensiero, con lo sguardo, con la voce, con le sensazioni. Il neonato impara che ai suoi pianti la mamma cercherà una risposta, un sollievo, sperimentando tra una serie di risposte possibili e quando troverà quella giusta il bambino smetterà di piangere o si lascerà consolare. Il neonato impara che se ha bisogno di qualcosa può piangere e qualcuno lo ascolterà. Questa è la prima conferma di , il primo pilastro delle fondamenta della sua sicurezza.
Crescendo imparerà ad usare altri mezzi per comunicare i suoi bisogni: i suoni della sua voce, lo sguardo, i gesti e per la mamma (o chi si prende cura di lui) sarà necessario imparare a cogliere sempre più messaggi, più articolati ed espressi con differenti modalità mescolate tra loro. Tale complessità raggiungerà il massimo livello con la comparsa del linguaggio ed il suo sviluppo. Ricordate sempre che per linguaggio si intendono sempre due livelli uno verbale, fatto di parole, e l’altro non verbale, fatto di gesti, espressioni, sguardi, ect. Se da una parte questa complessità permetterà a vostro figlio di esprimersi più chiaramente dall’altra la comunicazione sarà sempre più ricca, con mille sfaccettature e comprenderla fino in fondo richiederà maggiore attenzione.
L’attenzione, è il processo mentale che sostiene sempre la sicurezza di vostro figlio. Una presenza attenta a cogliere i bisogni di conferma del bambino è uno strumento indispensabile per sentirsi riconosciuti e nel “giusto”:
“Mattia piange, è caduto dal triciclo e cerca con lo sguardo la mamma per essere consolato. La mamma si accorge e lo guarda dispiaciuta ma poi sorride, gli dice che non è niente di grave. E lo incoraggia ad alzarsi e risalire. Mattia, smette di piangere e tenta di alzarsi ma è incastrato sotto il triciclo e non riesce. La mamma che lo sta ancora guardando capisce che Mattia ha bisogno di un ulteriore aiuto e lo raggiunge per dargli una mano”
 La mamma ha uno sguardo attento sul figlio perché lo vede, riconosce i suoi bisogni (di essere consolato, incoraggiato, aiutato) e non precede le sue richieste ma attende che si manifestino (es. se avesse saltato la fase dell’incoraggiamento non gli avrebbe dato la possibilità di provare ed eventualmente riuscire da solo).
Ecco cosa si intende per sguardo attento, un modo di guardare il bambino, di leggere le sue richieste, di non anticiparle, di sostenerlo nel fare da solo (è il messaggio “dai che ce la fai!”) ma anche di riconoscere i suoi limiti e di non pretendere più di quello che può dare.
Esercitate il vostro sguardo attento sui vostri figli, li aiuterà a sentirsi sicuri e padroni di sé.

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Dott.ssa Katjuscia Manganiello | Psicologa Psicoterapeuta
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