Psicologia e Infanzia: “IL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’ (ADHD). Un aiuto alla famiglia.”


I bambini che presentano un Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività sono diagnosticati dallo psicologo con una frequenza sempre maggiore. Ogni storia è diversa ma in ognuna troviamo in comune
le difficoltà personali e relazionali dei bambini e dei loro famigliari. 
La famiglia, rappresenta l’ambiente educativo e affettivo per eccellenza del bambino ADHD e non si può pensare ad essa come alla causa dei problemi di attenzione e iperattività. La famiglia, quindi, non è colpevole del disturbo ma insieme allo psicologo può attivare le abilità necessarie a produrre un cambiamento funzionale che aiuta a raggiungere un maggiore benessere.

In questi casi, un intervento psicoterapeutico di tipo Sistemico-Relazionale può rivelarsi molto utile. L’obiettivo di tale orientamento è quello di utilizzare  la famiglia (ma anche gli insegnanti) come risorse terapeutiche. I famigliari rappresentano le persone che, più di ogni altra, conoscono il bambino, che risentono delle difficoltà dovute al problema e che sono maggiormente motivate e competenti nell'aiutare un componente della propria famiglia.

L’approccio alla terapia, parte da due presupposti fondamentali:
1) il bambino non ha colpe per il proprio comportamento poiché rappresenta l’espressione di un disturbo che ha una causa neurofisiologica di base ma che può essere influenzato da fattori ambientali per l’espressione dei sintomi;
 2) di conseguenza neanche i loro genitori non hanno colpe ma possono creare condizioni psicologiche affettive, emotive ed educative che favoriscano esperienze di vita positive. 

I genitori, con il loro intervento positivo, potranno limitare il presentarsi di disturbi comportamentali secondari (bassa autostima, difficoltà di relazione, etc) causati da “insuccessi” e frustrazioni nel campo relazionale, sociale e scolastico. In questo senso è utile che genitori ed insegnanti si avvalgano di una consulenza psicologica sistematica per concordare le strategie e i metodi educativi da applicare, tenendo comunque presente che, per poter conseguire risultati concreti, sono indispensabili costanza e sistematicità nell'uso di tali procedure.

Con la famiglia, genitori e figli insieme, si procede costruendone la storia fatta di valori, credenze, miti, narrazioni che creano il contesto in cui le relazioni, funzionali e disfunzionali, si attuano e si sviluppano. La storia diventa dunque il contenitore, dove si inseriscono anche i comportamenti problematici del bambino con disturbo da disattenzione e iperattività. 
La famiglia espone le situazioni problematiche e il terapeuta fa emergere nel gruppo quali sono i membri coinvolti nel problema e in che modo ne sono coinvolti prima e dopo la loro comparsa. L’obiettivo è quello di avere una visione globale di quanto accade in famiglia per cogliere i comportamenti anticipatori, utili a prevedere le situazioni problematiche e di conseguenza anche ad evitarle incoraggiando atteggiamenti alternativi.

L’ottica sistemica non guarda al singolo problema o sintomo ma allarga la visuale per comprenderne tutti i componenti con il risultato che il bambino ADHD non si sentirà al centro di un’attenzione negativa, legata al suo disagio, ma si accorgerà che ognuno nella sua famiglia è simile a lui : una persona con difficoltà e soprattutto risorse utili ad affrontare tali difficoltà. 
Il bambino non è solo e unico nel suo disagio ma è inserito in una rete di relazioni di sostegno più simili a lui che diverse, generando un senso di appartenenza alla famiglia piuttosto che di esclusione. 
In questo modo, diventano importanti i comportamenti dei genitori come modello da riconoscere, assimilare e seguire. Si crea così un contenitore stabile e sicuro dove il bambino può esprimere le emozioni turbolente, i pensieri veloci e i movimenti eccessivi senza perdersi ma ritrovando all'esterno quei punti di riferimento interiori così labili.

 Dott.ssa Katjuscia Manganiello | Psicologa Psicoterapeuta
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